
1. Perché un’associazione che si occupa di carcere e detenuti?
Avevo 56 anni quando, dopo una vita trascorsa dalla parte della “gente per bene”, ho conosciuto la realtà del carcere, fino a quel momento a me completamente sconosciuta. Essere inghiottito da quelle sabbie mobili mi ha costretto a cercare appigli per non sprofondare irreversibilmente. Il mio appiglio l’ho trovato nel fermo desiderio di combattere un mondo inutile e fuorilegge; badate, non sto parlando della legge infranta dai detenuti, ma di quella infranta dagli addetti ai lavori, i primi a non rispettare le regole, come ho avuto modo di sperimentare sulla mia pelle e annotare su un diario di oltre 800 pagine. L’articolo 27 della Costituzione recita: “[…] Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.” Niente di tutto ciò avviene in un carcere. È giunta dunque l’ora di riformare il sistema, se si vuole ambire al reale recupero dei detenuti. Il carcere, così come gestito oggi con criteri fallimentari in termini di costi e risultati, non solo tradisce la Costituzione, ma prende in giro la “gente per bene”, convinta che i cattivi siano dentro e i buoni fuori. Non è così.
2. Perché sostenere Don Chisciotte?
Don Chisciotte combatte l’inerzia che avvolge le carceri italiane, con l’obiettivo di ottenere condizioni di detenzione finalmente “umane” e rispettose dei principi costituzionali. Non guardiamo solo al detenuto, ma all’essere umano in quanto tale, portatore di diritti inalienabili, dentro e fuori le mura. Vogliamo mettere in luce le falle del sistema e intervenire affinché vengano sanate, avendo come unico faro la tutela della persona.
3. Descrizione breve del progetto
Vivere la “galera” ti permette di conoscere aspetti nascosti tra mura invalicabili. Ho vissuto quel mondo dall’interno e non posso non mettere a frutto la mia esperienza: con il sostegno di tanti amici, intendo impegnarmi in prima persona, a testa alta, per far emergere le falle di una macchina non solo inutile, ma dannosa. Una riforma totale è un obiettivo lungo e articolato che travalica le forze di una singola Associazione, ma possiamo iniziare esigendo l’applicazione delle norme vigenti per tutti, detenuti e dipendenti, ugualmente persone.
- Applicazione della legge che vieta di fumare sul posto di lavoro (L. n. 3/2003, art. 51).
- Istituzione di sezioni non fumatori: è inammissibile subire fumo passivo.
- Raccolta differenziata dei rifiuti (L. n. 152/2006).
- Incremento del numero di visite e telefonate (D.P.R. n. 230/2000, art. 61).
- Aumento dei permessi premio (D.P.R. n. 230/2000, art. 65).
- Rigore del Tribunale di Sorveglianza nell’applicazione delle pene alternative.
- Detenzione domiciliare in attesa di giudizio (salvo oggettive esigenze cautelari).
- Effettiva tutela del diritto alla salute (art. 32 Cost.).
- Stop ai trasferimenti immotivati.
- Lavoro retribuito per tutti i detenuti.
- Alimentazione sana e adeguata (art. 9 O.P.).
- Aumento del numero di braccialetti elettronici.
4. Mission e valori
Se infrangi la legge è giusto scontare una pena, ma l’esecuzione deve essere rispettosa dell’ordinamento. Oggi non è così; basti pensare che il 34% dei detenuti è in attesa di giudizio. Basterebbe che il 50% di questi attendesse il processo in detenzione domiciliare per far risparmiare allo Stato 1.500.000 euro al giorno. Con carceri meno affollate, sarebbe più semplice favorire il reinserimento e migliorare le condizioni di lavoro del personale. Don Chisciotte sostiene che “chi sbaglia deve pagare”, ma in un carcere organizzato che rieduca.
5. I protagonisti del progetto
Il gioco di squadra è fondamentale. Coinvolgeremo detenuti, direzioni, comandi, educatori, assistenti sociali, Tribunali di Sorveglianza, Comuni, Città metropolitane, Regioni e privati.
6. Descrizione operativa
Partiremo dalla Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino come istituto pilota. L’associazione intende attivare laboratori di formazione in ambiti come manutenzione del verde, decoro urbano, pulizie e food. Rinchiudere un uomo o una donna e “gettare via la chiave” non serve a nulla. La recidiva in Italia sfiora il 68%, la più alta in Europa. Esseri umani su cui investire, invece di abbandonarli all’ozio. Chiediamo ai Tribunali di Sorveglianza di APPLICARE l’ordinamento penitenziario senza tornare sul merito della condanna.
7. Perché questa formula?
Dati alla mano, il modello repressivo fallisce, mentre quello rieducativo funziona. A Padova, grazie ai progetti lavorativi, la recidiva è ferma all’1-2%. Il modello USA, basato solo sulla punizione, raggiunge una recidiva del 90%. Allinearsi agli standard europei (media 32%) significherebbe avere 200.000 criminali in meno in strada. L’esempio svizzero, dove tutto è a pagamento e ogni infrazione comporta una multa, insegna che il lavoro e la disciplina sono i veri strumenti educativi.
8. Diamo i numeri
Un detenuto costa allo Stato circa 150 euro al giorno, di cui l’82% in costi fissi di personale. Ridurre la popolazione carceraria dimezzandola, come ipotizzato nel nostro piano, porterebbe a un risparmio quotidiano di oltre 4,4 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i risparmi enormi derivanti dall’azzeramento dei trasferimenti immotivati. Un trasporto tra istituti costa oltre 1.500 euro; su base nazionale, stiamo parlando di milioni di euro bruciati che potrebbero finanziare il reale trattamento rieducativo.
9. Conclusioni
Non siamo noi a dirlo, sono i numeri a confortare la nostra proposta. L’argomento è scomodo, ma la classe politica deve avere il coraggio di affrontare questa battaglia. Vogliamo trasformare le prigioni in luoghi dove possa albergare la speranza che un futuro lontani dal crimine, è possibile.
Associati a Don Chisciotte: solo un carcere sano può sconfiggere la delinquenza.